L’Agenzia Investigativa può creare dipendenza.


Sta all’Agenzia Investigativa evitare l’intossicazione da “controllo investigativo” ai propri clienti.

Sta all’Agenzia Investigativa evitare l’intossicazione da “controllo investigativo” ai propri clienti.

Alcuni Clienti vengono nella mia Agenzia Investigativa spinti dal loro lato razionale, che tuttavia è in forte conflitto con quello sentimentale. Da una parte il cervello gli dice che devono scoprire la verità, dall’altra la sfuggono perché insopportabilmente dolorosa, non importa che si tratti di scoprire la doppia vita sentimentale del partner o i comportamenti riprovevoli del figlio o la slealtà dei propri dipendenti o l’assassino di un proprio congiunto.

Quando poi scoprono la verità hanno un rifiuto psicologico della situazione, che è tanto meno dannoso e perdurante quanto più l’Investigatore Privato assegnato al caso è riuscito a ottenere immagini eloquenti nel descrivere la situazione.

Vi è poi una fase post-traumatica, caratterizzata da una maggiore consapevolezza, ma anche dal rifiuto a prendere le decisioni necessarie. In questa fase s’insinua la dipendenza da Agenzia investigativa, poiché l’unica scusa per rimandare di affrontare qualsiasi decisione è di ritenere ancora scarse le informazioni in proprio possesso per fare la scelta più giusta.

Si tratta della fase più delicata, durante la quale il supporto psicologico del Detective Privato è decisivo. Innanzitutto perché in questo momento l’Investigatore Privato è spesso l’unico e certamente il più qualificato confidente in grado di consigliare nella direzione giusta; in secondo luogo perché il Detective Privato è l’unico che può scoraggiare le iniziative proposte dal Cliente o adattarle alle capacità economiche di questi; infatti, la dipendenza da Agenzia investigativa, come tutti gli eccessi, può portare alla rovina economica oltre che a quella psicologica.

Da una parte bisogna sostenere psicologicamente il proprio Cliente e consigliarlo di rivolgersi a un terapista, dall’altro è bene saper dire basta a continue richieste di ulteriori indagini, quando è chiaro che la richiesta e compulsiva e non ha più scopi pratici, anzi è diventata dannosa. Per esempio scoprire un’infedeltà matrimoniale e non richiedere subito una separazione per addebito, può significare (sotto il profilo giurisprudenziale) aver accettato tacitamente l’allontanamento del proprio partner e la sua unione con un’altra persona.

Tuttavia non deve mai essere brusca l’interruzione di una sorveglianza o di un flusso informativo, altrimenti la necessità compulsiva del Cliente subirà l’ulteriore dolore dell’astinenza e cercherà semplicemente ristoro altrove con nuovi danni economici e personali. Le modalità e i tempi di progressiva disintossicazione da “controllo investigativo” vanno modulati in base alla situazione psicologica e le disponibilità economica del Cliente stesso. In altre parole, se un Cliente è abbastanza ricco da potersi permettere mesi e mesi di pedinamenti può essere una soluzione temporanea accontentarlo, purché ciò serva a elaborare il lutto della delusione e sia propedeutico alla decisione finale giusta. Altrimenti vanno arginati i danni con strategie alternative e un generoso supporto psicologico-morale.