Il denaro non compra tutto, ma riesce a noleggiarlo.


Il denaro non compra tutto, ma riesce a noleggiarlo.

Il denaro non compra tutto, ma riesce a noleggiarlo.

La mia Agenzia Investigativa si occupa di indagini penali e criminali dalla sua costituzione, ancora prima che la figura dell’Investigatore Privato fosse riconosciuta nel Codice di Procedura Penale in Italia. Ed è forse per questo che non mi sorprendono notizie come quella su Jeffrey Edward Epstein.

         Sabato 6 luglio 2019 il miliardario newyorkese Jeffrey Edward Epstein è stato finalmente arrestato dall’FBI per stupro e traffico di minorenni. Epstein nel 2008 era già stato arrestato e incarcerato per accuse simili, ma grazie al suo denaro e alla sua influenza di miliardario era riuscito a ottenere un accordo, che gli ha, di fatto, regalato anni di immunità, legando le mani del Bureau.

         Gli agenti dell’FBI non si sono persi d’animo e sembra che finalmente l’abbiano incastrato per crimini commessi tra il 1999 e il 2005.

         Uno dei problemi della Giustizia, secondo me, consiste nel suo approccio troppo imprenditoriale e finanziario. Ovunque nel mondo il lavoro delle procure assomiglia sempre di più a una catena di montaggio, che induce a lavorare più sulla quantità che sulla qualità e che pratica una strana “certezza della pena”: cioè quella che preferisce un accordo ridicolo coi colpevoli, rispetto ai reati da loro commessi, piuttosto che il rischio di perdere i Processi. Inoltre, anche se si è sempre saputo che vincere in Tribunale è spesso roba da ricchi, ormai in certe nazioni (e in questo gli Stati Uniti sono i primi) l’imputato è tanto più colpevole quanto più povero: cioè basta una cauzione alta per semplificare la vita a stupratori e assassini.

         Molti anni fa io e un poliziotto ci trovammo su fronti opposti: io lavoravo per l’avvocato difensore e lui per il pubblico ministero. Allora il poliziotto mi accusò di essere un mercenario al servizio dei miei clienti. È vero – gli risposi – ma una Agenzia Investigativa può scegliersi i clienti, mentre un poliziotto deve compiere il proprio dovere anche quando si ritrova incastrato in giochi di potere più grossi di lui. E io quel cliente me l’ero scelto perché ero sicuro fosse stato accusato ingiustamente.

         Il cliente dell’avvocato per cui lavoravo fu prosciolto e il poliziotto, inizialmente contrariato dalle mie indagini private, dovette riconoscere che erano state utili.

         Quel poliziotto ed io, oramai, siamo molto amici. E lui, sentendomi parlare dei miei vecchi casi, ha capito che il rapporto “mercenario”, instaurato tra il cliente e la mia Agenzia Investigativa, riesce a mantenermi molto più distaccato da sporche contaminazioni dirette o indirette di quanto riesca a fare un onesto servitore della Giustizia.

Tutto ciò escludendo il rischio di vera e propria corruzione diretta, perché i Giudici restano prima di tutto umani con le loro debolezze. I recenti scandali sul Consiglio Superiore della Magistratura e sul Tribunale dei Minori di Bologna hanno dimostrato che questa debolezza è molto più probabile e pericolosa tra i guardiani della Giustizia piuttosto che tra gli investigatori privati.