L’avvocato è come la mamma; l’unica in grado di difenderti senza crederti.


“Ama il tuo avvocato! Lui, dopo tua madre, è l’unico in grado di difenderti senza crederti”

“Ama il tuo avvocato! Lui, dopo tua madre, è l’unico in grado di difenderti senza crederti”

Recentemente mi è capitato di risentire o rileggere (non ricordo esattamente) la massima: “Ama il tuo avvocato! Lui, dopo tua madre, è l’unico in grado di difenderti senza crederti”.

La prima volta che ascoltai cotanta perla di saggezza fu quando avevo appena aperto la mia agenzia investigativa. Fu per bocca di un mio amico, anziano avvocato e vero principe del Foro, cui replicai superficialmente che però la mamma non chiede soldi in cambio. Ne nacque una simpatica e arguta (più arguta da parte del mio amico che mia) discussione su come qualsiasi processo penale o civile, pur tentando (attraverso la Procedura e quindi la Forma) di azzerare il fattore umano, per diventare più imparziale possibile, non vi riesca mai completamente; e allora tanto vale sfruttare questo fattore.

Fu inevitabile sviscerare insieme anche il rapporto che si instaura tra avvocato e detective privato; rapporto di cui io, giovane titolare di agenzia investigativa, non avevo ancora piena consapevolezza.

Il mio amico, invece, mi descrisse perfettamente la situazione più o meno con queste parole: <<io, in quanto avvocato, sono come la mamma e non devo smettere di difenderlo, anche se so di avere torto (e bada bene in questo caso difendere non significa de-responsabilizzare a priori); mentre tu invece devi fare da padre severo in quanto la verità che scopri deve essere più reale e dura possibile, per permettere alla “mamma” di capire cosa fare del proprio “figliolo”>>.

Tra l’avvocato e il suo investigatore privato si crea una situazione molto simile ad una coppia di coniugi che discutono sulle marachelle del figlio e sul suo grado di responsabilità. La coppia avvocato-detective privato deve essere affiatata, ma dissimile. Proprio come le due essenze: materna e paterna, che sono dissimili, ma complementari tra loro; se l’avvocato riesce a fare da “madre” e il detective fa bene il “padre”, allora l’accusato avrà il miglior trattamento possibile.

         Oggi, dopo quasi quarant’anni di mestiere e trenta di agenzia investigativa, posso affermare che il mio amico (buonanima) aveva ragione.

Molti avvocati penalisti (clienti della mia agenzia investigativa), dopo aver accettato una difesa, mi convocano a conoscere il cliente (se a piede libero) o me lo descrivono minuziosamente, facendomi leggere tutti gli atti depositati che lo riguardano, perché sanno che, così come i pubblici ministeri rischiano d’innamorarsi troppo della loro tesi accusatoria, il pericolo per gli avvocati difensori è d’infatuarsi di quella difensiva e perseguire la versione innocentista ad ogni costo.