5 colpi di pistola sono una sessione al tiro a segno


Armarsi è una cosa seria, specie se lavori per un’agenzia investigativa o un istituto di vigilanza

Armarsi è una cosa seria, specie se lavori per un’agenzia investigativa o un istituto di vigilanza

Le armi fanno parte della vita di chi lavora nella sicurezza o

per un’agenzia investigativa, ma sono roba seria da persone pacifiche.

Il custode sessantottenne della villa in Via Ghiarino a Bazzano in Valsamoggia nel Bolognese ha sparato cinque colpi nella direzione dei ladri che stavano derubando la proprietĂ  che gli era stata affidata. Cinque colpi sparati in quel modo, alla cieca e da una posizione sicura, a me sembrano piĂą una maldestra sessione di tiro a segno che una legittima reazione autodifensiva; specie se il tuo bersaglio ti sta dando le spalle.

         Quando ancora lavoravo come collaboratore di agenzia investigativa iniziavano a diffondersi in Italia i primi corsi di tiro pratico sportivo (il tiro dinamico odierno) che ti insegnavano a sparare in condizioni più realistiche possibili e sotto stress.

Intendiamoci, io sono per la legittima difesa e per la de-responsabilizzazione di ciò che un pover’uomo può fare (per quanto maldestro) nel tentativo di difendersi, ma non si può neanche essere troppo indulgenti con chi spara all’impazzata e solo dopo si accorge di aver colpito qualcuno nel buio. Ho sentito e letto commenti deprimenti di chi applaudiva alla morte del ladro in quanto tale; del morto si può dire che se la sia cercata, ma certamente non meritata.

         Sarà senz’altro una brava persona l’anziano custode, ma se fosse stato anche saggio avrebbe sparato uno, massimo due colpi e neppure in aria, ma verso qualcosa in grado di assorbire la corsa dei proiettili, perché basta conoscere pochi rudimenti di balistica per capire che, come dicevano i nostri antenati: “la palla è pazza, la baionetta è saggia”.

         Come scrissi anni fa nel mio libro Cameras&Guns: “La legittima difesa è un concetto giuridico astratto che non tiene quasi mai in giusto conto le ragioni dell’aggredito. Tuttavia, come in tutte le arti marziali, il primo nemico da controllare con le nostre armi siamo noi stessi: per diventare bravi con la pistola, superate paure e brame di potere che vi hanno indotto a procurarvela. Le armi, come automobili o motociclette di grossa cilindrata (una volta i cavalli purosangue), danno un falso senso di onnipotenza: ridimensionate questa dannosa sensazione, cedendo gran parte del merito all’ingegnere ideatore di ciò che impugnate. Solo disciplina ferrea e totale autocontrollo evitano pentimenti postumi, lacrime di coccodrillo e processi per eccesso di difesa.”.

         Quando un detective della mia agenzia investigativa mi chiede d’aiutarlo a ottenere il porto d’armi per difesa personale, la mia preoccupazione è quella di capire se l’arma gli servirà a colmare le sue insicurezze. Perché una persona armata e paurosa è un pericolo costante per sé e per gli altri.

         Un custode o una guardia giurata o un detective di agenzia investigativa dovrebbero tutti affrontare con maggior coscienza e professionalità il fatto di armarsi per autodifesa.