Lavorare per un’agenzia investigativa in missione all’estero ti costringere a conoscere le popolazioni come sono veramente.


 L’agenzia investigativa è una grande palestra di vita.


L’agenzia investigativa è una grande palestra di vita.

Recentemente un mio caro amico, proprietario di un’agenzia investigativa nel Regno Unito, ha chiesto il mio supporto per un’indagine in Italia e io, mettendo temporaneamente da parte le pratiche della mia agenzia investigativa, mi sono prestato volentieri. Anche se conoscenti da lunga data, questo mio amico ed io non ci eravamo mai incontrati in Italia e per lui era la prima volta nel mio Bel Paese.

         Durante le indagini ho notato con un certo rammarico che il mio amico detective privato britannico considerava l’Italia un paese pericoloso, quasi fosse una specie di Far West. Lui, da inquadrato ex-poliziotto di Scotland Yard, guardando (per deformazione professionale) solamente la cronaca nera sui telegiornali italiani, aveva catalogato l’Italia un paese a rischio.

         Durante la sua permanenza, mi chiedeva ogni mattina se fossi armato. E, anche se non aiutava a convincerlo l’arsenale che oramai per abitudine porto con me, sono riuscito a far cambiare idea al mio amico sull’Italia.

Questo atteggiamento prevenuto del mio amico mi ha fatto vergognare un po’ di me stesso, quando anch’io sono stato pieno di pregiudizi verso molti Paesi dove andavo in missione per conto dei clienti della mia agenzia investigativa. Pregiudizi che passano solamente con la conoscenza, cioè viaggiando e conoscendo le popolazioni dall’interno.

         In realtà la nomea del Paese non è mai immeritata, se si considera la nazione nella sua totalità. Quando le statistiche indicano segnale di pericolo, significa che devi prendere precauzioni per proteggere i detective dell’agenzia investigativa in missione. È stupido fare i politicamente corretti e i ben pensanti a tutti i costi, perché a sottovalutare i rischi ti fai ammazzare mentre tenti di recuperare il figlio del tuo cliente sottratto e trascinato fuori patria dall’altro genitore, o mentre sei impegnato a smascherare i responsabili dei taglieggiamenti in danno di uno stabilimento all’estero, o quando indaghi su un omicidio avvenuto in un Paese straniero.

Ci sono popoli che per cultura, storia e probabilmente anche DNA sono più violenti e pericolosi di altri. Tuttavia, più ti avvicini a queste popolazioni, più riesci a distinguere e apprezzare la parte sana della Nazione; è una quota di gente mite che non finisce mai sui telegiornali, che merita grande rispetto e considerazione, proprio perché costretta a convivere con la parte marcia dei loro connazionali.

         Molti anni fa mi colpì la risposta di una vecchietta che ci ospitò nella sua povera casa in una favela, permettendoci di sorvegliare un obbiettivo altrimenti inavvicinabile. Eravamo in una di quelle nazioni dove si contano i morti per arma da fuoco ad ogni sorgere del sole, manco ci fosse la guerra. Questa simpatica signora lo faceva chiaramente per soldi di ospitarci, ma alla mia proposta di pagarle una somma più alta per i rischi che stava correndo, mi rispose di no e aggiunse di aiutarci un po’ per i soldi e un po’ per guadagnarsi un posto in paradiso. Sorrisi e, quando levammo le tende, le lascia una mazzetta di banconote nascoste nella credenza con un biglietto nella sua lingua “tanto paga l’agenzia investigativa”.