Yara Gambirasio: la morte senza fine né consolazione di una bambina.


L’agenzia investigativa si batte per la verità, l’avvocato difensore per le garanzie del proprio assistito.

L’agenzia investigativa si batte per la verità, l’avvocato difensore per le garanzie del proprio assistito.

Stanno facendo un altro esperimento giudiziario, anzi extra-giudiziario nell’interesse di Massimo Bossetti e su incarico di sua moglie Marita Comi: un pool di esperti diretti da Carlo Infanti e Arles Calabrò il 26 novembre 2019 avrebbe lasciato all’aperto un indumento contaminato da tracce di DNA e lo analizzerà il 26 febbraio 2020, per vedere come le intemperie possano averlo modificarlo.

A parte che personalmente, se si fossero rivolti alla mia agenzia investigativa Octopus, non avrei fatto eseguire l’esperimento in un campo ma in un laboratorio, per essere sicuro (rilevamenti metereologici storici alla mano) di ricostruire giorno per giorno, ora per ora, minuto per minuto esattamente le stesse temperature e umidità verificatesi nei tre mesi in cui si presume che il DNA sia rimasto all’agghiaccio. In ogni modo un simile esperimento è tardivo e inutile: non permetterebbe nessuna impugnazione o revisione; anche perché manca dell’unico presupposto necessario e cioè la certezza che il corpicino della piccola sia rimasto all’aperto tutto quel tempo.

         Per scagionare l’imputato, ammesso che sia innocente, avvocato, criminologo, agenzia investigativa o genetista dovrebbero trovare una prova che stravolga completamente le fondamenta accusatorie, indicando chiaramente l’estraneità al fatto del condannato o un altro colpevole, oppure dimostrando grossolani errori in procedendo o in iudicando.

In 30 anni da titolare di agenzia investigativa autorizzata alle indagini penali, ho potuto constatare che purtroppo in Italia vige una regola processuale non scritta secondo cui quante più bugie o anche semplicemente quante più incongruenze dici agli inquirenti, tanto più è probabile che verrai giudicato colpevole (a prescindere dalle motivazioni che ti hanno spinto a mentire o a confonderti).

         Purtroppo questa regola vale solamente per le menzogne e le omissioni dell’imputato. Quando a ingarbugliarsi su sé stessa è la Procura della Repubblica, com’è avvenuto per il video dell’autocarro di Bossetti e per i reperti di DNA di ignoto 1 e 2, nessuno ha avuto il potere o ha voluto usarlo per censurare tanta approssimazione. Adesso (quasi a volersi fare perdonare) il giudice Giovanni Petillo ha concesso ai legali di Massimo Bossetti, Claudio Salvagni e Paolo Camporini, di prendere visione (solo visione) degli indumenti che Yara indossava la sera in cui venne uccisa; ma a me questo sembra un ridicolo contentino. Intendiamoci: ammiro molto come l’Avvocato Claudio Salvagni si batte per il suo assistito nonostante il disequilibrio accusa-difesa e mi auguro che trovi qualcosa.

         Nel 2015, quando il processo contro Bossetti era appena iniziato, un mio amico della Polizia mi confidò a cena di essere stato incaricato dalle alte sfere di seguire le udienze e riferire. Conoscendo il mio amico e le sue qualità professionali sin da quando ho aperto la mia prima agenzia investigativa, gli dissi che l’incarico assegnatogli mi faceva sospettare che non fossero convinti di aver preso l’uomo giusto. Il mio amico evitò di replicare, chiedendomi se mi fossi trovato bene nel ristorante vegano scelto apposta per me, ma questa diversione confermò i miei sospetti.

         Recentemente, dopo la condanna di Massimo Bossetti, richiesi al mio amico se fosse convinto della sua colpevolezza e questa volta mi rispose di si, dandomi anche ampie spiegazioni. Io ho molta fiducia nella capacità di giudizio del mio amico, ma la vicenda ha sicuramente ancora molti coni d’ombra.