Il revocato risarcimento per il femminicidio di Marianna Manduca è imposto dall’errato concetto di infallibilità dei magistrati.


Lo strapotere dei magistrati finisce per indebolirli e privarli delle loro funzioni più genuine. Lavorando in un’agenzia investigativa che si occupa di indagini penali difensive criminalistiche si assiste spesso a questo genere di aberrazione.

Lo strapotere dei magistrati finisce per indebolirli e privarli delle loro funzioni più genuine. Lavorando in un’agenzia investigativa che si occupa di indagini penali difensive criminalistiche si assiste spesso a questo genere di aberrazione.

Dietro alla sentenza di cassazione che annulla il risarcimento per i figli di Marianna Manduca di Palagonia trucidata dal marito a coltellate c’è il tragicomico concetto della infallibilità dei magistrati e la sua insensata difesa ad oltranza.

In molti anni da titolare di agenzia investigativa che si occupa di indagini penali difensive ho assistito alle peggiori aberrazioni del nostro sistema giudiziario dovute alla presunta infallibilità dei magistrati e alla loro impunità di fatto.

         Il 3 ottobre 2017 Marianna Manduca fu accoltellata a morte dal marito Saverio Nolfo, lasciando tre figli orfani, che furono subito accolti come figli dal cugino della povera Marianna, Carmelo Calì, e da sua moglie Paola Giulianelli.

Carmelo e Paola erano giustamente anche molto arrabbiati per come le Autorità avevano lasciato sola a morire ammazzata la loro familiare dopo che per 12 volte la vittima aveva chiesto aiuto con altrettante denunce, pertanto fecero causa allo Stato e la vinsero, ricevendo 259.000 euro di risarcimento.

         La sentenza di primo grado aveva fatto un po’ di Giustizia. Come ormai è ribadito da molti ottimi magistrati: nei casi di violenza di genere, fa la differenza il senso del dovere delle Autorità di Polizia Giudiziaria che se ne occupa. Anche chi lavora per un’agenzia investigativa impegnata nelle separazioni e violenza di genere conosce questa differenza, poiché deve spesso supplire alle lacune istituzionali.

Nel caso di Marianna Manduca parlare di incuria e inefficienza è un eufemismo; infatti, non ci fu difficoltà a dimostrare che si sarebbe dovuto fare molto di più per tutelare la povera Marianna e a decidere per il risarcimento. Tuttavia proprio quel risarcimento sottintendeva una responsabilità del magistrato e questo purtroppo è ancora un tabù per la nostra magistratura, pertanto la Cassazione ha sentenziato che quel risarcimento andrà restituito.

Nel mio ultimo manuale “Agenzia Investigativa del Terzo Millennio”, accenno al libro del giornalista Stefano Livadiotti “Magistrati – l’ultracasta”, nel quale si racconta di “un magistrato, colto in atti di libidine con un minorenne nei bagni di un cinema, incredibilmente uscito dal processo indenne e persino con un aumento di stipendio”. Se andate a leggere gli atti di quel processo scoprirete frontiere inimmaginabili nell’arte d’arrampicarsi sugli specchi, cui (da titolare di agenzia investigativa spesso contrapposta all’Autorità giudiziaria) assisto troppo spesso.

I magistrati non si rendono conto che senza il riconoscimento dei loro errori perdono la componente più qualificante e professionale della loro essenza. Non colgono che, rinunciando a una carriera meritocratica e selettiva, favoriscono inettitudine e mediocrità a discapito della Giustizia e della loro stessa categoria (cosa cui sembrano ancora più interessati).