Si stava meglio quando si stava peggio.


Il Covid-19 dovrebbe farci riflettere sulle attuali regole di mercato, ma non lo faremo.

Il Covid-19 dovrebbe farci riflettere sulle attuali regole di mercato, ma non lo faremo.

Dopo il liceo tentai un anno di Giurisprudenza. Andavo a lezioni in aule grandi come teatri, piene zeppe di noi studenti. Era facile prevedere che ci sarebbe stata un’inflazione di avvocati. Inizialmente questa moltitudine fu arginata da severi esami (al limite del farraginoso) per l’abilitazione professionale. Ma poi (per raggirare una severità che sapeva di numero chiuso) furono escogitati una serie di espedienti che ruppero le dighe: tra il 1995 e 2017 il numero degli iscritti all’Ordine è cresciuto del 192%. Ho letto da qualche parte che gli avvocati negli ultimi anni hanno perso il 35% del loro reddito e sono considerati i nuovi “poveri”, talvolta con dichiarazioni da modesti dipendenti. Lo testimonierebbe il fatto che in questa emergenza da coronavirus rappresentano la categoria professionale che ha presentato più domande per accedere al bonus di indennità da 600 euro.

Fortunatamente per me (e per il Diritto) dopo un anno di università io fui rapito dalla mia vera passione: le investigazioni private. Iniziai a lavorare per un’agenzia investigativa quando ancora le licenze da investigatore privato erano contingentate e rilasciate col contagocce a discrezione dei Prefetti. Tutto questo all’epoca mi sembrò un’ingiustizia che offriva il fianco a favoritismi e monopoli.

Quando fui pronto ad aprire una mia agenzia investigativa, mi fu detto che c’era il numero chiuso. Lottai strenuamente, minacciando ricorsi al TAR, e infine ottenni la licenza da investigatore privato.

Dopo qualche anno l’Unione Europea rese obbligatorio il rilascio della licenza da investigatore privato a chi ne avesse avuto i requisiti. Allora, per diventare titolare di agenzia investigativa, non era necessario essere laureati: furono rilasciate centinaia di licenze. Fortunatamente io conducevo la mia agenzia investigativa da anni e avevo consolidato una mia forte posizione sul mercato.

Poi fu introdotta la laurea per professionalizzare il settore, ma soprattutto per arginare il dilagare delle nuove agenzie investigative. Non ho affatto invidiato questa nuova generazione di colleghi laureati: prima di potersi mettersi in proprio dovevano studiare almeno tre anni per conseguire la laurea breve e svolgere altri tre anni di “praticandato” presso un’agenzia investigativa, per lo più impegnati in qualsiasi servizio a parte che in quelli di investigazioni private. La maggior parte di loro vivacchia per la troppa concorrenza o si fa assorbire in grossi consorzi dediti soprattutto a security e vigilanza.

         Non è vero che aumentando l’offerta si favorisce il consumatore, si creano solamente imprenditori poveri, costretti a ritirarsi o a fallire con la prima folata di vento o disposti a tutto pur di galleggiare.

Questo avviene in tutti i settori. Sono anni che la Confesercenti (inascoltata per favorire le casse comunali) chiede lo stop delle licenze per l’apertura di nuovi bar. Dopo aver “spremuto” i bar, le avide tesorerie comunali hanno puntato ai supermercati e ai centri commerciali, estinguendo i piccoli negozianti e costruendo un tessuto economico sempre più fragile, perché poggiato su un eccesso di offerta.