Post covid-19: la Giustizia bendata e con la mascherina.


Anche le agenzie investigative devono fare i conti con il vetusto processo.

Anche le agenzie investigative devono fare i conti con il vetusto processo.

Noi italiani siamo così: discutiamo di dematerializzazione delle udienze senza aver ancora finito di digitalizzare le cancellerie, costruiamo piste ciclabili sulle rovine della viabilità urbana, pensiamo all’alta velocità mentre deragliano i treni accelerati.

         La prima volta che ebbi a che fare con le risorse tecnologiche di un Tribunale fu a metà degli anni ’80. Avevo colto in flagranza un adultero per conto di una agenzia investigativa di Milano e consegnai il mio report con allegata videocassetta VHS-HQ dell’incontro clandestino. L’agenzia investigativa passò il tutto all’Avvocato che lo depositò in Cancelleria. Quando fui chiamato a testimoniare, il Giudice molto scrupoloso avrebbe voluto visionare la videocassetta, ma dopo aver inutilmente sguinzagliato i suoi assistenti in cerca di un lettore con monitor, dovette aggiornare l’udienza per vedersi il video a casa sul suo impianto domestico.

         Da allora ho imparato ad estrapolare sempre alcuni fotogrammi dai video che giro e stamparli su carta, per permettere una rapida visione dei contenuti anche nell’Aula meno tecnologica che ci sia.

         Quando ho aperto la mia prima agenzia investigativa Octopus a Bergamo avevo l’abitudine di filmare e fotografare contemporaneamente, per ottenere sempre stampe fotografiche d’immediata consultabilità. Questo perché, mentre tutti noi italiani seguivamo entusiasti il processo tecnologico e ci attrezzavamo di conseguenza, in molti uffici pubblici, compresi quelli giudiziari, il tempo sembrava fermo al 1800 e talvolta anche prima.

Un esempio esilarante di questa nostra Italia a due velocità lo diede la Conservatoria dei registri immobiliari con la comparsa nei primi anni ‘80 di una circolare che vietava l’uso della penna (intesa come penna d’oca da intingere nel calamaio) e imponeva di usare la matita. La prescrizione si rifaceva a una norma vecchissima e mai abrogata, tesa a prevenire (prima dell’avvento delle penne a sfera) che qualche notaio maldestro nel prendere appunti con la sua penna piumata rovesciasse l’inchiostro sugli atti. Ricordo siparietti degni di Totò&Peppino coi Conservatori che passavano in rassegna i lapis degli utenti; io mi ero procurato una penna a sfera che sembrava una matita anche nel tratto grigiastro, evitandomi un corredo di matite e temperini da scolaro di quinta elementare.

         Con la diaitalizzazione sembrò che tutto si sarebbe risolto almeno nei Tribunali, ma ancora oggi, ogni volta che allego un CD o una chiavetta USB a una relazione della mia agenzia investigativa, devo mettere in conto che potrebbero essere supporti troppo evoluti per i computer delle Procure. Pertanto uso sempre il trucco di stampare qualche fermo immagine. Inoltre la tecnologia si è anche miniaturizzata, pertanto mi presento alle udienze testimoniali con un mio device che spesso risolve il problema.

         Oggi, in piena emergenza covid-19 si discute di smaterializzazione del processo penale, ma la maggior parte delle Procure non sono ancora in grado neppure di gestire la semplice informatizzazione e digitalizzazione dei loro uffici nella ricezione degli atti. Eppoi, anche se fossero avanzatissime in questo senso, non è necessario essere Avvocati (basterebbe aver visto qualche puntata di Perry Mason o The Good Wife) per capire che un contraddittorio da remoto si trasformerebbe in una commedia degli equivoci a danno delle Difese, già penalizzate in Italia da un giusto processo incompiuto.