La caccia all’evaso Emilio Fede è una barzelletta che non fa ridere.


Per avvocati e investigatori privati penalisti il cattivo connubio giornalisti-procure rappresenta un serio problema da cui tutelare i clienti.

Per avvocati e investigatori privati penalisti il cattivo connubio giornalisti-procure rappresenta un serio problema da cui tutelare i clienti.

Emilio Fede è stato arrestato dai Carabinieri di Napoli, perché ha evaso i suoi domiciliari a Segrate per festeggiare in un ristorante partenopeo l’ottantanovesimo compleanno della moglie Diana De Feo. Presso la mia agenzia investigativa Octopus ho avuto abbastanza ex-allievi detective che successivamente hanno fatto carriera nell’Arma da riuscire a immaginare la faccia dei Militi costretti a una simile pagliacciata, tant’è vero che lo stesso “evaso” li ha apprezzati e ringraziati per il comportamento comprensivo nonostante la situazione grottesca.

Emilio Fede aveva comunicato da giorni la sua esigenza e pensava di essere in regola, ma i giornalisti, cui lo scandalo Palamara non ha insegnato nulla, hanno titolato a caratteri cubitali sulla “evasione” dell’ottuagenario collega, senza spendere una parola sull’inefficienza degli uffici competenti o sulla persecuzione giudiziaria di Fede e altri fedelissimi a Berlusconi solamente per colpire quest’ultimo.

Premetto che non mi è mai stato simpatico né l’uomo né il giornalista Emilio Fede, sin dai tempi in cui era un anonimo conduttore col vizio del gioco. In quei tempi fui incaricato da un’agenzia investigativa di Milano di prendere informazioni sulla sua capacità reddituale (probabilmente a beneficio di qualche casinò) e non mi piacque sin da subito. In seguito lo incrociai o, per meglio dire, lo sfiorai numerose volte sia da collaboratore che da titolare della mia agenzia investigativa Octopus, ma più lo conoscevo e più simpatizzavo per quella santa donna della Signora Diana che se l’è sposato e tenuto tutti questi anni.

L’evasione e l’arresto sembrano parti della stessa barzelletta e probabilmente per Emilio Fede lo è stata, una barzelletta da raccontare alle nipoti. Personalmente non credo alla sua dichiarazione su come l’episodio sia stato per lui “terrorizzante” (stiamo parlando di un vecchio volpone che ha dimostrato negli anni di saper digerire qualsiasi cosa). Tuttavia la barzelletta non fa ridere se al posto di Fede ci mettiamo un cittadino qualsiasi, magari con pochi denari per pagare gli avvocati e trovatosi nella necessità di andare al capezzale di un familiare moribondo anziché a una festa di compleanno.

Con la mia agenzia investigativa Octopus mi occupo di indagini penali difensive da circa 27 anni e assisto tutti i giorni al cattivo connubio giornalisti e procure: ho visto clienti della mia agenzia investigativa fatti a pezzi dal giornalismo servile solamente perché erano nel mirino delle procure. E purtroppo in Italia sono veramente pochi i Giornalisti non asserviti allo strapotere delle Procure.