Lo scandalo della Caserma Levante di Piacenza e il rinnovamento dell’Arma.


I delinquenti che occupavano la Caserma Levante di Piacenza non disonorano l’Arma dei Carabinieri, perché sono solamente criminali travestiti

I delinquenti che occupavano la Caserma Levante di Piacenza non disonorano l’Arma dei Carabinieri, perché sono solamente criminali travestiti

Come ripeto spesso ai detective della mia agenzia investigativa: “non avete scoperto nulla su una persona, se non avete saputo i suoi difetti, per quanto piccoli essi siano”. Non so voi ma io, per certi versi, trovo catartica la vicenda della Caserma Levante dei Carabinieri di Piacenza. Pensate se non fosse emerso il marciume di quella banda di criminali travestiti da Carabinieri. I delinquenti si annidano ovunque e personalmente mi tranquillizza molto di più un intervento riparatore piuttosto che una imperitura e immutabile perfezione dietro alla quale potrebbe nascondersi una altrettanto consolidata corruzione. Pensate se l’appuntato Peppe Montella non fosse stato fermato dalla Giustizia, si fosse laureato e avesse acquisito sempre maggior potere. Pensate se Marco Marra della Guardia di Finanza non fosse stato individuato tra gli accoliti di Montella e ne avesse ereditato l’associazione a delinquere.

Svolgendo spesso la mia agenzia investigativa Octopus indagini internazionali ho potuto toccare con mano abitudini criminali diffuse in interi reparti di polizia all’estero, che è meno scioccante dei fatti della Caserma Levante, ma più perniciosa e devastante, proprio perché più discreta e calcolata. L’associazione a delinquere della Levante è un manipolo di sprovveduti in confronto a certi delinquenti stranieri in divisa con cui ho avuto a che fare.

L’Arma dei Carabinieri ha il difetto d’essere stata per anni (insieme alla Polizia, alla Guardia di Finanza e agli altri Corpi dello Stato) una sorta di welfare contro la disoccupazione, sebbene molti arruolatisi per fame sono poi divenuti ottimi poliziotti. Recentemente, tuttavia, una parte sempre più numerosa di essi si arruola per vocazione e non permette alle mele marce di prendere il sopravvento. Lo dimostrano le indagini dell’integerrimo Maresciallo Gaetano Evangelista sulla morte di Serena Mollicone in cui sono coinvolti suoi colleghi e i pentimenti nella vicenda di Stefano Cucchi.

Proprio la sorella di quest’ultimo, Ilaria Cucchi, ha commentato molto duramente lo scandalo piacentino, imputando simili casi non più a singole mele marce ma piuttosto al sistema; io non credo che si tratti di “sistema”, perché proprio questo ha dimostrato di sapersi difendere, sebbene con la lentezza che gli è propria. Eppoi non bisogna dimenticare che il sistema siamo noi.

         Un altro aspetto positivo nello scandalo di Piacenza è la sempre maggiore estensione delle funzioni di Polizia Giudiziaria alla Polizia Locale, che nel caso di Piacenza ha condotto le indagini insieme alla Guardia di Finanza (sebbene quest’ultima abbia tenuto solamente per sé le scritte sulle fotografie pubblicate dai media).

Se è vero che in commercio la concorrenza crea benefici al consumatore, è ancora più importante deputare la nostra sicurezza a più operatori, per essere maggiormente tutelati. La Polizia Locale, di cui è entrato a far parte recentemente un ex-detective della mia agenzia investigativa, rappresenta oggi in termini di entusiasmo, capillarità territoriale e professionalità quello che ai primi dell’800 era per i Carabinieri. Non a caso alcuni hanno suggerito di accorpare la Polizia Locale nei Carabinieri, come si è fatto per la Forestale, per rinnovare la Benemerita.

Recentemente, durante le indagini penali difensive o di parte civile affidate alla mia agenzia investigativa Octopus, incontro sempre più spesso operatori di Polizia Giudiziaria, che, indipendentemente dal Corpo cui appartengono, hanno sostituito il vecchio e sterile spirito cameratesco autoreferenziale con un nuovo spirito collaborativo e costruttivo a beneficio delle loro funzioni.