La latitanza di Giacomo Bozzoli.

Da investigatore privato, autorizzato alle indagini penali difensive, e titolare dell’agenzia investigativa Octopus di Cassano d’Adda, considero la sua fuga una protesta contro l’abitudine italiana d’istruire processi esclusivamente indiziari e di condannare anche in assenza di indizi gravi, precisi e concordanti.
Da investigatore privato, autorizzato alle indagini penali difensive, e titolare dell’agenzia investigativa Octopus di Cassano d’Adda, considero la sua fuga una protesta contro l’abitudine italiana d’istruire processi esclusivamente indiziari e di condannare anche in assenza di indizi gravi, precisi e concordanti.

Quando Giacomo Bozzoli è scappato insieme alla compagna Antonella Colossi e al loro figlio di nove anni per sottrarsi all’arresto, da investigatore privato ho pensato che la sua latitanza sarebbe durata poco.

La mia agenzia investigativa Octopus è molto attiva nella ricerca di persone scomparse e fuggitivi, ho sentito da più di un ex-latitante quanto sia difficile vivere in clandestinità a lungo. Nella mia esperienza di detective privato molte latitanze finiscono perché il fuggiasco non riesce a evitare i contatti con le persone care. Io stesso sono riuscito a beccare più di una persona datasi alla macchia, dopo aver scoperto il suo affetto più caro; la nostalgia fa brutti scherzi.

Dopo la fuga dell’imprenditore bresciano, pensai che lui avesse tentato di annullare il rischio nostalgico, portandosi dietro le persone della sua vita, ma che in questo modo triplicava i rischi di un passo falso. Essere scappati in tre non avrebbe ridotto le difficoltà dovute a nostalgia, a errori di valutazione o semplice sfortuna.

          Quando poi ho sentito che Giacomo Bozzoli il 30 giugno ha pernottato in un albergo spagnolo, utilizzando la sua carta di credito, ero convinto che il suo ritrovamento sarebbe stata questione di ore. Persino le coppie di adulteri, sorvegliate dalla mia agenzia investigativa Octopus, evitano gli alberghi per non lasciare traccia dei loro incontri clandestini.

          Tuttavia l’altro giorno la compagna Antonella Colossi e il figlio di Bozzoli sono rientrati in Italia, segno che il fuggiasco è più organizzato di quanto pensassi. A questo punto, se fossi un agente della Catturandi, verificherei se l’uomo presentatosi all’albergo spagnolo fosse veramente Giacomo Bozzoli.

          In ogni modo, dalla Spagna il fuggiasco Bozzoli potrebbe aver già raggiunto punti in Africa, dove sarà pressoché impossibile rintracciarlo ed estradarlo.

          Quanto ai commenti scandalizzati di alcuni giornalisti su come abbia potuto prendere il largo così facilmente: Giacomo Bozzoli è stato condannato su base indiziaria e il processo indiziario non prevede l’arresto. Non si poteva pretendere che i Carabinieri di Soiano al Lago lo pedinassero sino ad esecuzione dei mandati.

Riguardo ai documenti utili all’espatrio del Bozzoli, durante le mie “cacce all’uomo” mi sono capitate cose assurde e comiche allo stesso tempo; come, ad esempio, una persona, colpita da mandato di cattura internazionale, passata indenne ai controlli di frontiera col proprio passaporto, perché aveva modificato una “C” nel suo cognome in “O” con un tratto di penna.

          Personalmente mi auguro che Giacomo Bozzoli sia innocente. Da investigatore privato autorizzato alle indagini penali difensive e titolare dell’agenzia investigativa Octopus di Cassano d’Adda considero la sua fuga una protesta contro l’abitudine italiana d’istruire processi esclusivamente indiziari e di condannare anche in assenza di indizi gravi, precisi e concordanti. Non dimentichiamo che l’antropologa forense Cristina Cattaneo non trovò residui del povero Mario nel forno dell’azienda, che era perno fondamentale dell’ipotesi accusatoria; le accuse contro Giacomo Bozzoli erano piene di vuoti e buchi neri. Inoltre, a mio avviso, la testimonianza della ex-fidanzata di Giacomo, Jessica Gambarini, si sarebbe dovuta prendere con le pinze; le sue dichiarazioni potrebbero essere una vendetta per essere stata lasciata. Se fosse una colpa avere rapporti intra-familiari conflittuali saremmo tutti all’ergastolo.