Da investigatore privato e titolare dell’agenzia investigativa Octopus spero che la tragedia del povero Alex Marangon non si trasformi in un’insensata caccia mediatica all’assassino

La mia agenzia Investigazioni Octopus si è occupata di diverse persone morte a causa di attacchi di panico che le hanno costrette a fughe mortali o indotte al suicidio
La mia agenzia Investigazioni Octopus si è occupata di diverse persone morte a causa di attacchi di panico che le hanno costrette a fughe mortali o indotte al suicidio

Da investigatore privato e titolare dell’agenzia investigativa Octopus di Cassano d’Adda spero che il medico legale abbia valutato giustamente le ferite sul cadavere del povero Alex Marangon, altrimenti ci sarà un’altra persecuzione giudiziaria di imputati innocenti, cui purtroppo assisto spesso nella mia carriera di detective privato autorizzato alle indagini penali difensive.

         In passato la mia agenzia investigativa Octopus di Milano si è occupata di incidenti o suicidi in acqua, equivocati come omicidi, poiché le vittime ripescate da fiumi o grossi bacini presentavano ferite molto simili a quelle di una colluttazione, ma, in realtà, erano state provocate dal trascinamento del corpo nella corrente contro rocce e tronchi.

         Mi auguro che il medico legale del caso Marangon sappia fare bene il suo lavoro, perché un altro dettaglio, sul cadavere del povero Alex, che potrebbe depistare, è l’eventuale assenza di acqua nei polmoni, che potrebbe suggerire un pestaggio mortale prima della dispersione del cadavere in acqua, ma anche una strenua resistenza del giovanotto in apnea prima di rovinare mortalmente contro le asperità del letto del fiume.

         Oltre alla difficoltà nel saper distinguere tra cadavere ammazzato a botte e cadavere lacero-contuso per l’irruenza del fiume Piave, mi preoccupa il clamore mediatico che sta montando sulla vicenda. Da investigatore privato e titolare dell’agenzia investigativa Octopus so per esperienza che i giornalisti non sono quasi mai forieri di indagini di polizia giudiziaria scrupolose ed equilibrate. Anche gli avvocati della famiglia Marangon hanno temuto la stessa controproducente caccia all’assassino mediatica, chiedendo maggiore discrezione.

         Autopsia a parte, per il momento ciò che emerge prematuramente dai mass media sembra la descrizione di un attacco di panico finito male: la notte tra il 29 e il 30 giugno il venticinquenne Alex Marangon partecipa a un rito sciamanico presso l’ex-abazia di Santa Bona, nel territorio comunale di Vidor in provincia di Treviso. Durante il rituale, denominato ‘Sol del Putumayo’, verso le 3 di notte, Alex si sarebbe alzato, farfugliando qualcosa, e sarebbe corso via verso la boscaglia circostante. Tutto farebbe pensare a un attacco di panico indotto dall’atmosfera e dall’impiego di beveroni psichedelici, ottenuti da erbe amazzoniche come l’ayahuasca.

         Due curanderos sudamericani, tra cui Johnny Benavides, avrebbero tentato invano di fermare il povero Alex, che si sarebbe dileguato nel bosco. Quindi avrebbero dato l’allarme e, dopo alcune ricerche effettuate dai partecipanti l’evento sciamanico, gli organizzatori Andrea Zuin e Tatiana Marchetto hanno chiamato i Carabinieri.

         Il 2 luglio il corpo di Alex Marangon è stato ritrovato su un isolotto nel mezzo del greto del fiume Piave, sito in località Ciano del Montello.

         La mia agenzia Investigazioni Octopus si è occupata di diverse persone scomparse, poi ritrovate morte a causa di attacchi di panico che le hanno costrette a fughe mortali o indotte al suicidio; talvolta l’attacco di panico è così devastante da far preferire la morte.

         Spero solamente che, se c’è un assassino, venga rapidamente e inequivocabilmente individuato, altrimenti si consideri la drammatica fine di Alex Marangon una tragica fatalità.